Anche e soprattutto in riferimento al mio post precedente, mi domando come affrontassero l'acqua le persone che prima di me passeggiavano per Venezia.
Alcuni probabilmente avevano dei grandissimi stivaloni, ma credo che la maggior parte se ne stesse in casa, forse sotto le coperte, e pensasse: bon, no se laora mia. Che in Italiano sarebbe qualcosa tipo "bene, oggi non si lavora mica."
La parola "mica" è una di quelle parole che mi piacciono molto, anche per la sua intraducibilità. Chiusa parentesi.
Comunque, anche e soprattutto in riferimento al mio posto precedente, io non me lo vedo proprio Manzoni che scocciato si mette gli stivaloni e va a passeggio per Venezia con l'acqua alta.
Nella foto vedete la mia scarpa, sopra la passerella, sotto casa.
Ripenso a Gaia Zuffa, che per anni a Venezia ci ha abitato, e a Rebecca Stern, e alle sue foto.
mercoledì 28 novembre 2012
Acqua alta a Venezia - cosa si faceva una volta?
martedì 13 novembre 2012
Passeggiando per Venezia - Case famose
Almeno una volta al giorno vedo le seguenti scritte:
In questa casa ha vissuto Carlo Goldoni. (abitiamo nella stessa calle, praticamente)
In questa casa ha vissuto Alessandro Manzoni. (in un Campo in cui passo ogni giorno per andar a lavoro)
In questa casa ha vissuto Lord George Gordon Byron. (lungo il Canal Grande, davanti a San Tomà)
In questa casa ha vissuto Gabriele D'Annunzio (lungo il Canal Grande, poco oltre il ponte dell'Accademia).
Visualizza Case Veneziane in una mappa di dimensioni maggiori
Vivendo io ora a Venezia penso che un giorno metteranno una lapide pure sopra lo stipide della porta della casa in cui ho abitato. Qui visse Andrea H. Sesta - Pirata lebowskiano - 1988 -21**.
Immagino che per caso un bambino ci passerà davanti e si domanderà "Chi era quell'H.?" Così tirerà fuori il suo iphone50 e controllerà: "un blogger che ogni tanto faceva l'elenco di tutti quelli che vedeva mentre andava a lavoro".
Va bene così.
In questa casa ha vissuto Carlo Goldoni. (abitiamo nella stessa calle, praticamente)
In questa casa ha vissuto Alessandro Manzoni. (in un Campo in cui passo ogni giorno per andar a lavoro)
In questa casa ha vissuto Lord George Gordon Byron. (lungo il Canal Grande, davanti a San Tomà)
In questa casa ha vissuto Gabriele D'Annunzio (lungo il Canal Grande, poco oltre il ponte dell'Accademia).
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Vivendo io ora a Venezia penso che un giorno metteranno una lapide pure sopra lo stipide della porta della casa in cui ho abitato. Qui visse Andrea H. Sesta - Pirata lebowskiano - 1988 -21**.
Immagino che per caso un bambino ci passerà davanti e si domanderà "Chi era quell'H.?" Così tirerà fuori il suo iphone50 e controllerà: "un blogger che ogni tanto faceva l'elenco di tutti quelli che vedeva mentre andava a lavoro".
Va bene così.
domenica 11 novembre 2012
Ballerine, ma che succede?
Qualcuno mi spiega che succede?
Se guardo la ballerina a sinistra, sembra che tutte e tre girino a sinistra.
Se guardo la ballerina a destra, sembra che girino a destra.
Se guardo la ballerina a sinistra, sembra che tutte e tre girino a sinistra.
Se guardo la ballerina a destra, sembra che girino a destra.
sabato 10 novembre 2012
Argo - Ben Affleck e il 1979
Ho scritto il titolo del post perché volevo parlare di Argo, il film che ho visto ieri sera con la Raffa, però poi mentre sfogliavo il giornali ho letto questa dichiarazione di Casini:
Come dicevo, ieri sera sono andato a vedere Argo, il film di Ben Affleck in cui narra una storia vera. Ecco, secondo me quando il cinema narra una storia vera un po' perde il suo fascino. Ma questo è un altro discorso.
Non ho molto da dire sul film, a dire il vero. Il protagonista, Ben Affleck, è un po' come Mario Monti. Sembra uno che passava lì per caso e viene chiamato a salvare gli altri americani che si sono nascosti nella casa dell'ambasciatore canadese. Brava gente, i canadesi. Noi siamo gli americani ostaggi, nel mio esempio. Solo che Ben ce la fa a salvarci. E poi Ben smette di rompere le palle agli altri e torna a fare il papà e il marito.
Che farà Monti?
E la prima cosa che ho pensato è stata "Non lo so, spiegacelo te, visto che eri favorevole a questa legge mentre eri Presidente della Camera. Beh, torniamo al film.Casini: "Ho letto che Grillo e Bersani contestano la riforma elettorale. Se vogliono tenere il Porcellum, lo dicano in Parlamento e spieghino che per loro è giusto che chi ha il 30% dei voti prenda il 55% dei seggi"
Come dicevo, ieri sera sono andato a vedere Argo, il film di Ben Affleck in cui narra una storia vera. Ecco, secondo me quando il cinema narra una storia vera un po' perde il suo fascino. Ma questo è un altro discorso.
Non ho molto da dire sul film, a dire il vero. Il protagonista, Ben Affleck, è un po' come Mario Monti. Sembra uno che passava lì per caso e viene chiamato a salvare gli altri americani che si sono nascosti nella casa dell'ambasciatore canadese. Brava gente, i canadesi. Noi siamo gli americani ostaggi, nel mio esempio. Solo che Ben ce la fa a salvarci. E poi Ben smette di rompere le palle agli altri e torna a fare il papà e il marito.
Che farà Monti?
venerdì 9 novembre 2012
Il caffé e lo zucchero - e La spada nella roccia
Una bella cosa è quando prendo un cappuccino e ci metto un po' di zucchero sopra e mescolando molto zucchero rimane sulla schiuma.
Poi ci passo sopra con il cucchiaino mi mangio un paio di miscugli zuccherati: pillole di bontà. Adoro i bar, non tutti, ma molti sì. Però nel caffé ne finisce sempre di meno, di zucchero, pazienza.
Beh, quando mi succede ripenso alla fotina in movimento che vedete qui di lato, tratto dal famosissimo film Via col vento.
No, è La spada nella roccia, chi voglio fregare? Nessuno, nessuno, è solo che forse ho preso troppo zucchero.
Una volta, per sfida con un paio di amici abbiamo versato in un bicchiere di birra (con della birra dentro) del caffé, dello zucchero e dell'aceto e ricordo che ho provato a berlo ma era imbevibile, dopo il primo sorso. Vabbé, meglio lo zucchero sopra la schiuma del cappuccino.
Poi ci passo sopra con il cucchiaino mi mangio un paio di miscugli zuccherati: pillole di bontà. Adoro i bar, non tutti, ma molti sì. Però nel caffé ne finisce sempre di meno, di zucchero, pazienza.
Beh, quando mi succede ripenso alla fotina in movimento che vedete qui di lato, tratto dal famosissimo film Via col vento.
No, è La spada nella roccia, chi voglio fregare? Nessuno, nessuno, è solo che forse ho preso troppo zucchero.
Una volta, per sfida con un paio di amici abbiamo versato in un bicchiere di birra (con della birra dentro) del caffé, dello zucchero e dell'aceto e ricordo che ho provato a berlo ma era imbevibile, dopo il primo sorso. Vabbé, meglio lo zucchero sopra la schiuma del cappuccino.
giovedì 8 novembre 2012
Passerotti
A volte passeggiando verso lavoro vedo i passerotti che mangiano le briciole insieme ai piccioni. E se i piccioni sono un pochino abituati a vedere gli uomini passare e non si scansano più di tanto, i passerotti sono sempre i primi a battere le ali per spostarsi.
Così mi viene spesso da pensare che in realtà i passerotti siano come dei bambini e i piccioni i loro genitori. I passerotti sono i cuccioli dei piccioni.
Oggi però ho pensato che forse è più giusto pensare ai passerotti come a dei piccoli Baby Herman, il personaggio di Chi ha incastrato Roger Rabbit, quello che vedete nella foto.
I passerotti sono adulti arrapati intrappolati in corpo da bambini.
Così mi viene spesso da pensare che in realtà i passerotti siano come dei bambini e i piccioni i loro genitori. I passerotti sono i cuccioli dei piccioni.
Oggi però ho pensato che forse è più giusto pensare ai passerotti come a dei piccoli Baby Herman, il personaggio di Chi ha incastrato Roger Rabbit, quello che vedete nella foto.
I passerotti sono adulti arrapati intrappolati in corpo da bambini.
giovedì 11 ottobre 2012
Senza perdere la memoria
Post apparso su Finzioni Magazine
Lettualità edizione speciale – Ricordando Ernesto Guevara della Serna, a 55 anni e 3 giorni dalla sua morte (per assassinio) tramite ricordi personali
Ho conosciuto Che Guevara per finta, quando guardavo la televisione con i miei forse durante la trasmissione La posta del cuore. Sabina Guzzanti lo imitava. Era il 1998. Quando chiesi ai miei genitori chi fosse Che Guevara mi dissero “Un rivoluzionario cubano”. Ok, ma come fai a riassumere Ernesto Guevara in tre parole? Certo, rivoluzionario, medico, politico, ma anche scrittore e, soprattutto, vorace lettore. Non è questo il posto per un ricordo politico, del Che, ma mi piace ricordare come fosse un appassionato grafomane e, nei suoi limiti, un intellettuale.
È una cifra ricorrente in molti pensatori di sinistra. Dopo la Bibbia e la saga di Harry Potter, il Libretto Rosso di Mao è il libro più letto (e stampato). Ma pensiamo anche al Che Fare di Lenin, o a Il Manifesto, di Marx e tutta la produzione dei Wu Ming. E poi, mano a mano che ci si sposta verso il centro e lo si scavalca, la qualità cala drasticamente: Walter Veltroni, ad esempio.
Tre ricordi del Che, tramite altrettanti libri.
Stavo con una ragazza, qualche anno fa, che aveva regalato ad un suo amico Diario in Bolivia, ma il suo amico già ce l'aveva così me lo sono preso io. Ovvero gli appunti che Guevara scrisse in Bolivia negli ultimi sue due anni di vita, prima che fosse tradito e ammazzato. Non è certo il suo miglior libro, ma è molto intimo (in fondo era pur sempre il suo diario). Molti giorni si susseguono come un elenco di mansioni distribuite tra i suoi sottoposti, ma quelle piccole riflessioni e il senso tragico di una fine imminente, ogni tanto affiorano e lasciano intravedere un futuro tenebroso.
L’estate prima un mio collega mi prestò Senza perdere la tenerezza, che è un librone in cui Paco Ignacio Taibo II scrive la biografia del Che. Probabilmente è il testo più accurato mai scritto, con migliaia di riferimenti ai documenti personali, lettere, diari, appunti, corrispondenza con Fidel Castro, con sua moglie e via dicendo. Alcuni dicono che sia un testo abbasta di parte, ma cosa non lo è quando si parla del Che? Dal libro apprendiamo anche cose un po' stupide, ad esempio quando era convinto che mischiando l'acqua dolce (quella poca che gli era rimasta) con dell'acqua salmastra si potesse ottenere altra acqua dolce. Non so, questo particolare mi ha lasciato un po' stupito… Ernesto era un medico, come poteva credere a questa stupida diceria? Eppure la guerriglia era anche quello. Apprendiamo anche fatti molto più importanti: Che Guevara leggeva molto Sartre, ma anche Dante. E teneva appunti su appunti.
Ultimo ricordo, l’estate scorsa, mentre ero a Londra. Sono partito con due libri, il primo era Il Grande Sonno, l’altro era Latinoamericana (ne ho parlato qui) che narra del viaggio che Ernesto e il suo amico Alberto fanno attraverso il Sud America, dall'Argentina al Venezuela. Ho letto del libro, dovo aver già visto il film. Quando Alberto Granado è morto, un paio di anni fa, ricordo che ero a casa di un'amica e mi è arrivato un sms di Michele Danesi: "Alberto Granado è morto". Ed è molto triste.
Guardate che scrisse Calvino, quando seppe della morte di Ernesto (si erano conosciuti qualche anno prima):
Qualsiasi cosa io cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara, per come visse e per come morì, mi pare fuori tono. Sento la sua risata che mi risponde, piena d'ironia e di commiserazione. Io sono qui, seduto nel mio studio, tra i miei libri, nella finta pace e finta prosperità dell'Europa, dedico un breve intervallo del mio lavoro a scrivere, senza alcun rischio, d'un uomo che ha voluto assumersi tutti i rischi, che non ha accettato la finzione d'una pace provvisoria, un uomo che chiedeva a sè e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancor maggiori.Ma è così, il tempo passa e fermalo se puoi! L'importante, dunque, è non perdere la memoria.
Guevara è per noi questo richiamo alla gravità assoluta di tutto ciò che riguarda la rivoluzione e l'avvenire del mondo, questa critica radicale a ogni gesto che serva soltanto a mettere a posto le nostre coscienze.
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